Repubblica.it:12-12-2007

L'era dell'evoluzione record

cambiamenti mai così veloci

di LUIGI BIGNAMI

ROMA - Molti futurologi e scrittori di fantascienza prevedevano un mondo popolato da una specie di uomini estremamente omogenea sia dal punto di vista della forma morfologiche della struttura umana che da quello del colore della pelle. Ciò in seguito alla globalizzazione che avrebbe portato le diverse sfaccettature che oggi la nostra specie ha assunto sul pianeta a fondersi tra loro. In realtà il quadro che si propone agli scienziati sembra ben diverso.

L'uomo si sta evolvendo molto più rapidamente che non nel suo lontano passato e ciò fa sì che i residenti dei vari continenti amplifichino le loro differenze. "Sono cresciuto studiando sui testi che dicono che l'uomo moderno è evoluto ben poco da 40-50.000 anni a questa parte, ma le ricerche ci portano a un profondo ripensamento e ci fanno dire che la nostra specie è tutt'altro che statica", ha spiegato Henry Harpending, un antropologo dell'Università dello Utah (Usa). Ovviamente, sottolinea il ricercatore, non si deve pensare di poter osservare notevoli differenze tra una generazione e l'altra, in quanto l'evoluzione avviene sempre su una scala di migliaia, persino milioni di anni.

Le conclusioni di Harpending, che sono state pubblicate su Proceedings of the National Academy of Sciences, hanno preso in considerazione il Dna degli uomini e degli scimpanzè che si sono separati circa 6 milioni di anni fa. "Se l'evoluzione dell'uomo fosse avvenuta con la medesima velocità con la quale procede ai nostri giorni, le differenze genetiche dovrebbero essere almeno 160 volte superiori a quelle che in realtà si osservano tra le due specie", ha sottolineato Harpending. "L'osservazione ci dice che l'evoluzione nel lontano passato dell'uomo è stata molto più lenta rispetto a quella dei nostri giorni". Secondo tali risultati siamo geneticamente più differenti dalle persone che vivevano 5000 anni fa di quanto non lo fossero esse dai Neanderthal.

Secondo il ricercatore la rapida crescita della popolazione è andata di pari passo con importanti mutamenti nella cultura e nell'ecologia dei vari gruppi di popolazione e ciò ha creato nuove opportunità di adattamento e di conseguenza dell'evoluzione necessaria per vivere nel nuovo habitat. Continua Harpending: "Negli ultimi 10.000 anni si osserva un'evoluzione nell'apparato scheletrico e dentale della popolazione umana come mai prima, così come la comparsa di nuove risposte genetiche alla dieta e alle malattie".

Ma tutto ciò non si è evoluto in modo omogeneo nelle varie popolazioni, tant'è che ci sono notevoli differenze tra africani, asiatici, europei e americani. In termini evolutivi le culture che crescono lentamente sono svantaggiate, ma la massiccia crescita delle popolazioni umane ha condotto a molte mutazioni genetiche e ogni mutazione che è risultata vantaggiosa per l'umanità ha avuto la possibilità di essere selezionata e quindi fissata.

Gli esempi che l'antropologo porta a sostegno del fatto che l'evoluzione degli ultimi millenni è stata profonda sono diversi, ma uno è più interessante di tutti. Riguarda il fatto che in Cina e in Africa poche persone sono in grado di digerire il latte fresco da adulti. Al contrario in Svezia e in Danimarca bere un bicchiere di latte appena munto è come bere acqua fresca.

Harpending ha messo in luce che nelle due popolazioni europee è attivo un gene che mette in moto l'enzima per digerire il latte, proprietà che non possiede la maggior parte degli asiatici e degli africani. Il motivo è legato alla notevole importanza che hanno gli allevamenti di bestiame per gli svedesi e i danesi e quindi si sono dovuti adattare a bere il latte fresco. Per questo studio l'antropologo ha passato in rassegna 3,9 milioni di geni di 270 persone appartenenti a diverse popolazioni.

(12 dicembre 2007)