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STORIA DELL'ARTE

 
 L'arte medievale a Venezia 
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1.1 - "Venezia prima di Venezia"

Il mito delle origini di Venezia, costruito durante il medioevo e accresciuto durante il Rinascimento, ha narrato la fuga tra le lagune delle popolazioni delle città romane dell’entroterra (Padova, Altino, Concordia) minacciate dai barbari. Quelle popolazioni avrebbero fondato i primi nuclei di insediamento su un territorio fino ad allora inabitato. In realtà gli studi e gli scavi recenti hanno dimostrato come il territorio ora laguna, compreso tra le foci dei fiumi Piave e Brenta, sia il frutto di successive modifiche e l’attuale situazione fisica non sia applicabile alla tarda antichità e al primo medioevo. Allora le invasioni barbariche (fino a quella longobarda, nel 569 circa, la più critica per le città romane) produssero spostamenti, che dobbiamo immaginare a ondate successive, nei territori fino ad allora sì marginali, ma segnati da piccoli abitati, ville, canali di passaggio utili al collegamento tra i fiumi che sfociavano nell’Adriatico e consentivano un percorso acqueo fino ad Aquileia.

Sant'Eufemia a Grado
Fig. 1
La prima basilica di Santa Maria a Jesolo
Fig. 2
Frammento di pavimento musivo
Fig. 3

Con il toponimo Venezia, fino ad allora utilizzato per la regione, si passa durante l’alto medioevo a indicare l’area disposta lungo la gronda del mare Adriatico, da Grado a Malamocco, interessata da foci fluviali e da situazioni lagunari, perciò più sicura da incursioni e attacchi. Lungo quel margine, rimasto sotto il controllo bizantino, si collocano nuovi o rinnovati insediamenti: Grado, Caorle, Equilo, Cittanova, Torcello, Rialto, Malamocco. Qui si trasferiscono i vescovi dalle primitive sedi nei municipi romani raccogliendo le popolazioni trasferite intorno alle nuove chiese. Il Patriarca di Aquileia fugge a Grado, un’isola del litorale, con funzioni portuali ("ad gradum" vuol dire infatti "presso lo scalo"). Lì alla fine del VI secolo il patriarca Elia ricostruisce la chiesa dedicata a Sant'Eufemia [fig. 1], fornendola di una pavimentazione musiva ricchissima, finanziata da donatori ricordati nelle iscrizioni, le quali rappresentano la struttura sociale di una comunità che conserva ancora i caratteri della tarda antichità. L’egemonia di Grado su tutto il territorio marginale denominabile come Venezia e soggetto al controllo politico e militare dell’Impero bizantino mediato dall’esarcato di Ravenna, si traduce anche nella gerarchia ecclesiastica e nella dipendenza dei nuovi centri dal patriarcato gradense. Le più antiche attestazioni archeologiche mostrano la persistenza del retaggio tardoantico nelle decorazioni musive pavimentali dove sopravvivono la complessità di impaginazione e il repertorio ornamentale della classicità. Le forme architettoniche si riducono all’essenziale con la predilezione per aule rettangolari divise in navate, spesso ad absidi inscritte. La più antica chiesa di Jesolo [figg. 2 e 3] è un esempio di queste prime forme di insediamenti ecclesiastici collegate alle nuove sedi vescovili. Le sue caratteristiche la accomunano ad altri esempi dell’area altoadriatica, la quale mantenne - durante l’alto medioevo e su entrambe le sponde - un’unità culturale.

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