1.4 - Sant’Ilario
Nell’area dell’attuale laguna sorsero durante l’alto medioevo numerose abbazie
benedettine sparse in quel territorio prevalentemente agricolo (San Zaccaria, San
Lorenzo, San Giorgio Maggiore, ecc.). La stessa famiglia
dogale - i Partecipazi - che aveva trasferito la sede dogale a Rialto e fondato San
Marco finanziò un importante insediamento benedettino: il monastero
di Sant’Ilario [fig. 1], collocato in un’area ora di gronda lagunare
(nei pressi di Fusina), il quale sarebbe stato abbandonato già nel
medioevo per l’impossibilità di mantenerlo. Scavi ottocenteschi ne fecero
emergere la pianta (basilicale, a tre navate, con absidi inscritte), il pavimento
musivo [fig. 2], parti di arredo architettonico (capitelli soprattutto classici
reimpiegati) e scultoreo (plutei), sepolture in sarcofagi [fig. 3] utilizzati
anche da laici che eleggevano a ultimo soggiorno l’importante abbazia benedettina.
Si può notare innanzitutto il sistematico reimpiego di materiali della
classicità, carattere consueto di tutto l’alto medioevo. Lapidi, cippi,
iscrizioni, trabeazioni diventano elementi di fondazione e basi per pilastri
e colonne, materia prima per altre elaborazioni. Nei resti di Sant’Ilario emerge
una cultura formale omogenea a quella dell’entroterra occidentale "carolingio" con
la presenza insistita dell’intreccio in tutte le sue forme (matassa, clipei annodati,
trecce a tre/quattro capi prive di soluzioni di continuità) sia nella
scultura, sia nella pavimentazione (vedi il modulo La rinascita dell'impero...,
3.5).