1.2 - Rivoaltum

Fig. 1 |

Fig. 2 |
All’inizio del IX secolo il panorama politico ed ecclesiastico
muta. Nella lotta tra il patriarcato di Aquileia (vedi il modulo La fine
del mondo antico e la dissoluzione dell'equilibrio classico,
7.1 e Il
mosaico pavimentale medievale,
1.2) e quello
di Grado per il riconoscimento del ruolo e della supremazia di una sull’altra
(si era creata una duplicità rispecchiante le due realtà politiche:
l’impero carolingio per Aquileia e quello bizantino per Grado) si inserisce Rialto.
Il luogo così chiamato era divenuto da poco la sede del dogado (la struttura
politica e organizzativa del territorio sotto il controllo bizantino, dove il dux -
originariamente sottoposto all’esarca ravennate - si era autonomizzato, pur nella
nominale dipendenza da Costantinopoli), dopo Malamocco e Cittanova Eracliana.
Nel dosso fluviale denominato Rivoaltum, già sede di un insediamento
militare (castrum) si trasferisce la sede politica del doge [fig. 1].
Quel luogo manterrà inalterata quella funzione fino alla fine della repubblica
veneta: lì sorgeranno successivamente i palazzi comunali e il
Palazzo Ducale (vedi 6.1). Il territorio che ora si chiama Venezia era
caratterizzato da un’ansa fluviale (il
Canal Grande), da un abitato sparso ma organizzato in vari centri (Rivoaltum,
Luprio, Gemini, Olivolo…), già punteggiato da chiese soprattutto di fondazione
privata. Nel centro politico e militare sorgeva una cappella dedicata a San Teodoro,
primo protettore di Venezia. Già nell’XI secolo questa chiesa era distrutta,
ma sappiamo che sorgeva nell’area del campiello di San Basso a nord di San
Marco. È stata avanzata un’ipotesi ricostruttiva che delinea un edificio
dalla pianta centrale con affinità tipologiche con architetture bizantine
[fig. 2].
Nell’828 l’arrivo a
Rialto del corpo dell’evangelista Marco trafugato ad Alessandria
d’Egitto determina un radicale mutamento. Poiché la lotta tra Aquileia
e Grado si giocava anche sul ruolo di sede apostolica e sulla pretesa
predicazione di Marco ad Aquileia, possedere il corpo stesso
dell’evangelista significava rivendicare per Rialto un ruolo superiore.