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Abstract:
Nell’ambito del programma di ricerca di interesse nazionale (Prin) “Cross fertilization per l’innovazione”, finanziato dal Miur nel 2005/06 e realizzato dal Politecnico di Milano e dall’Università Cattolica di Milano, questa ricerca di supporto approfondisce dal punto di vista della letteratura sociologica la funzione svolta dalla figura professionale del fashion designer nel contesto del sistema moda. L’attività del fashion designer non si riduce alla creazione di meri oggetti materiali nel campo dell’abbigliamento, quali sono per esempio degli “abiti”. Progettando e realizzando un abito egli introduce nel mondo circostante un nuovo strumento a disposizione dei consumatori per abbigliare il proprio corpo. E abbigliare il proprio corpo significa trasformarlo, modificarne e qualificarne l’aspetto in vista dell’interazione con le altre persone. Come suggerisce anche il termine, lungi dall’essere solo un pezzo di stoffa ben arrangiato l’abito è soprattutto l’espressione di un habitus, il segno visibile e toccabile di una determinata identità sociale. Lo stilista non produce dunque primariamente oggetti materiali, ma strumenti che aprono certe possibilità d’interazione chiudendone altre. Egli crea delle nuove possibilità nell’ambito vestimentario, ovvero dei possibili vestimentari. La ricerca, in fase di conclusione, è stata condotta sulla letteratura esistente e sui dati secondari di ricerche già condotte in passato, nonché attraverso interviste in profondità, storie di vita professionale, e le biografie dei fashion designer più famosi. Un volume è in fase di ultimazione.
Autore:
Paolo Volonté (I) | Professore associato (LUB)
Area tematica:
Sociologia
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