Didattica della Geografia

Scienze della Formazione Primaria per - indirizzo: Scuola dell'Infanzia
Libera Università di Bolzano -- Sede di Bressanone


a.a. 2012-2013

Docente: Franco Zavatti

e-mail: franco.zavatti@zafzaf.it
Bibliografia         Indice Generale         Indice Analitico

1. La Terra come ambiente circostante
1.1  La montagna
1.2  Posizione geograf.
1.3  Forma
1.3.1 Indovino la forma
1.4  Dimensioni
1.5  Descrizione
1.6  Orto
1.7  Ambiente umano
1.7.1 L'Olocene e l'avventura
umana
Tavole I.a parte
 
 
 
 
 
 
 
 
 
2. La Terra come un tutto
     Atmosfera
2.1  Le nuvole
2.1.1  Classif.
2.1a  I venti
2.2  I mari
El Niño
2.3  Le terre emerse
2.4  La Struttura interna
2.4.1  Crosta
2.4.2  Mantello
2.4.3  Nucleo
2.5  I Terremoti
2.5.1 Maremoti
2.5.2 Terremoti e Tettonica
2.6  I Vulcani
Tavole II.a parte
 
 
 
3. Il Cielo
3.1  Il Sole
3.1.1 Le aurore polari
3.1.2  Il moto dei pianeti
3.1.3  Viaggio con Halley
nel Sistema Solare
3.2  La sfera celeste
3.3  L'eclittica
3.4  Le stagioni
3.4.1 La longitudine
3.4.2 Le coordinate
3.5  Dì e notte
3.6  La Luna
3.7  L'origine della Luna
3.7.1Un modello
3.8  Le eclissi
Tavole III.a parte
 
 
4. Le Costellazioni
4.1  Storia
4.2  Astronomia araba
4.3  Orsa Maggiore
4.4  Orsa Minore
4.5  Cassiopea
4.6  Boote
4.7  Perseo
4.8  Andromeda
4.9  Orione
4.10  Cane Maggiore e Minore
4.11  Toro
4.12  Gemelli
Tavole IV.a parte
 
 
 
 
 
 

Convertitore di temperature

Introduzione

In questo corso mi propongo di fornire elementi di meditazione connessi con l'apprendimento della geografia, intesa in senso lato, nella scuola materna.
Una cosa mi è chiara: i bambini di età compresa tra 3 e 6 anni apprendono qualsiasi cosa in modo totale, utilizzano tutti i sensi che hanno a disposizione e non sanno che esistono la Geografia, la Storia o le Scienze. Impareranno queste divisioni durante la crescita e sapranno distinguere tra il momento del disegno e quello del racconto delle cose che hanno visto durante una passeggiata; tra il momento del pasto e quello del sonnellino.
Vorrei citare un passo di Dewey (in "Scuola e Società", trad.it., Firenze, La Nuova Italia, 1949, pag.65) tratto dal volume di Carla Grazzini Hoffmann ("Fare scienze nella scuola di base", Firenze, La Nuova Italia, 2000, pag.117):
"L'esperienza ha il suo aspetto geografico, i suoi lati artistico e letterario, scientifico e storico.
Tutti gli studi traggono origine dall'unica terra e dall'unica vita vissuta sopra di essa.
Noi non abbiamo una serie di terre stratificate, una delle quali è matematica, un'altra fisica, un'altra storica e così via. Non saremmo in grado di vivere in nessuna di esse presa isolatamente. Noi viviamo in un mondo in cui tutte le parti sono legate tra loro. Tutti gli studi traggono origine dalle relazioni in un solo grande mondo comune. Quando il ragazzo vive in una relazione concreta e attiva con questo mondo comune, i suoi studi sono naturalmente unificati.
Porre in relazione i vari studi non è più un problema. L'insegnante non deve ricorrere a ogni sorta di artifici per intessere una piccola nozione di aritmetica in una lezione di storia, e così via. Collegate la scuola con la vita e tutti gli studi sono necessariamente collegati fra loro."

In questo brano si delinea, o meglio si sogna, una scuola in grado di portare gli allievi a contatto diretto con il mondo, così da assorbire tutta l'informazione trasmessa dalla natura in un'interazione, guidata anche dall'insegnante, che porta al massimo grado la capacità di apprendimento.
Se è vero che questa situazione idilliaca non si realizza mai o quasi mai nella scuola dell'obbligo, è anche vero che il luogo dove si può realizzare più facilmente è la scuola dell'infanzia, proprio per la mancanza di parcellizazione e per il modo (e la capacità) di apprendimento degli alunni.
Non parleremo in questo caso di Geografia o di momento di Geografia ma di "esperienze predisciplinari" legate al modo di porre attenzione più precisa verso aspetti geografici presenti durante le più varie attività.

Malgrado quanto detto finora, però, questo corso è rivolto ad adulti che, loro sì, dovranno trasferire nelle forme e nei tempi "opportuni", definiti dalle caratteristiche della classe, elementi di conoscenza o forse, meglio, di consapevolezza di esistenza.

Predisporre le occasioni per l'apprendimento significa pensare ai materiali, agli spazi, ai tempi, alle modalità di conduzione; ma significa anche interrogarsi su "perché" si pensa di fare in un certo modo e non altrimenti.


Last Updated: