Dal 21 gennaio 2013 Meteosat10 ha sostituito Meteosat9. Le sue ultime immagini si trovano nel sito Eumetsat (satellite meteo europeo) |
Sulla Terra l'atmosfera circola in tre fasce per emisfero (cioè 6
fasce in tutto). Le direzioni dei movimenti sono indicate nella figura a
lato: ogni movimento dipende dalla fascia in cui si trova la zona che si
osserva. La circolazione locale dipende invece dalla forma e dal materiale
di cui è formata la superficie terrestre in quel punto.
Se vogliamo dare una giustificazione globale al perché del movimento, basta ricordare due semplici ed importanti concetti: ![]() ![]() |
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Ci sono quattro termini descrittivi per i vari tipi di nuvole:
Sono formate per lo più da cristalli di ghiaccio. La base di queste nuvole può estendersi in altezza dai 5 ai 13 Km (v. esempio reale).
Cirrocumuli. Queste nuvole sono strati bianchi e
sottili con una struttura che dà loro l'aspetto di pezzi di cotone o
increspature senza ombre. Contengono goccioline d'acqua molto fredda.
Cirrostrati. Queste nuvole sono strati sottili,
trasparenti e biancastri formati da cristalli di ghiaccio. Possono
coprire totalmente o parzialmente il cielo e possono anche creare una
specie di alone intorno al sole.
Nuvole Medie
Sono formate generalmente di acqua. La base di queste nuvole
può estendersi in altezza dai 2 ai 7 Km.
Altostrati. Queste nuvole formano un velo bluastro o
grigiastro che copre il cielo parzialmente o totalmente. La luce del sole
può essere vista attraverso queste nuvole ma non c'è un effetto di
alone.
Nuvole Basse
Generalmente contengono acqua ma possono
anche essere formate da neve e particelle di ghiaccio.
La base di queste nuvole si estende in altezza da vicino alla superficie
ai 3 Km.
Strati. Queste nuvole sono grigie e stanno molto
vicine alla superficie della terra. Di solito sembrano uno strato di
lamiera ma qualche volta si trovano in chiazze. Raramente producono
precipitazioni.
Cumuli. Queste nuvole hanno una base piatta e densa,
e una cima che ha la forma di una montagnola e che assomiglia ad un grande
cavolfiore. Dove il sole colpisce queste nuvole esse sono bianche e
brillanti. La base tende ad essere di colore più scuro. Generalmente
non producono precipitazioni.
Cumuli-Nembi. Queste sono nuvole molto larghe,
pesanti e dense. Hanno generalmente una superficie piatta e scura con
cime molto alte e larghe come la forma di una massiccia montagna o di un
incudine. Sono spesso associate a fulmini, tuoni e a volte grandine;
possono anche produrre un tornado.
Nembostrati. Questo è uno strato di nuvole molto scuro
e grigio, che oscura la luce del sole. E' compatto ed ha una continua
caduta di precipitazioni.
Proprio l'osservazione delle nubi può essere utile per impostare lavori di gruppo e cartelloni di raccolta e di sistemazione delle osservazioni. Le osservazioni possono essere fatte da gruppi di 3-5 bambini e organizzate in modo che ogni gruppo osservi un pezzo di cielo in una direzione definita: il risultato dovrebbe essere costituito da una serie di osservazioni, sintetizzate nel disegno della scheda 11, (osservazioni registrate a voce, evidentemente) relative a:
![]() Lo scopo di queste osservazioni è quello di definire i confronti tra forme 3D (più grande. più alto, sopra, sotto) e le associazioni tra fenomeni come: tipo di nuvole - piovosità; tipo di nuvole - vento; tipo di nuvole - temperatura, ecc. |
La variazione della pressione in funzione della distanza si
chiama gradiente barico e prende origine da masse d'aria vicine
tra loro ma con temperatura ed umidità diverse. L'aria calda e umida
è meno densa ed esercita una pressione minore (possiamo dire che
è più leggera) dell'aria secca e fredda; questo genera il
gradiente di pressione (o barico) che definisce la direzione del vento e la
sua velocità e quindi l'energia.
La direzione e la velocità dei venti dipendono anche dall'altezza, rispetto al suolo, a cui soffiano: i venti che si muovono nella bassa troposfera, all'incirca dove vive l'uomo, risentono dell'orografia del territorio e quindi dell'attrito con il terreno e degli ostacoli frapposti sul loro cammino. I venti che invece viaggiano nell'alta troposfera si muovono in modo più regolare e a velocità maggiore. Nella tabella successiva viene mostrata una classificazione dei venti in base alla velocità e ai suoi effetti. |
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Scala Beaufort | Velocità | Velocità | Effetti |
---|---|---|---|
m/s | km/h | ||
1. bava di vento | da 0.6 a 1.7 | da 2.2 a 6.1 | piega il fumo |
2. brezza leggera | da 1.8 a 3.3 | da 6.5 a 11.9 | muove le foglie |
3. brezza tesa | da 3.4 a 5.2 | da 12.2 a 18.7 | agita le foglie |
4. vento moderato | da 5.3 a 7.4 | da 19.1 a 26.6 | muove i piccoli rami |
5. vento teso | da 7.5 a 9.8 | da 27 a 35.3 | muove grossi rami, increspa le acque |
6. vento fresco | da 9.9 a 12.4 | da 35.6 a 44.6 | agita grossi rami, si avverte nelle case |
7. vento forte | da 12.5 a 15.2 | da 45 a 54.7 | agita rami, ostacola il cammino |
8. burrasca | da 15.3 a 18.2 | da 55.1 a 65.5 | schianta rami, agita grossi alberi |
9. burrasca forte | da 18.3 a 21.5 | da 65.9 a 77.4 | asporta le tegole |
10. burrasca fortissima | da 21.6 a 25.1 | da 77.8 a 90.4 | sradica e schianta alberi |
11. fortunale | da 25.2 a 29 | da 90.7 a 104.4 | devastazioni gravi |
12. uragano | più di 29 | più di 104.4 | distruzione generale |
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Un modo comune di classificare i venti è basato sulla direzione da
cui provengono, misurata sia tramite i punti cardinali, sia con un angolo da
0° a 360° partendo dal nord geografico e in senso orario. Tutti o
quasi sanno che lo scirocco viene da sud-est, la tramontana da
nord, la bora da nord-est.
Attualmente, però, si preferisce classificare i venti non più in
base alla direzione di provenienza o alla periodicità (venti costanti,
periodici, variabili) ma in base alle dimensioni degli spostamenti
orizzontali delle masse d'aria.
In questo modo si definiscono a) i movimenti su grande scala o venti planetari:
spostamenti di grandi masse d'aria, dell'ordine di 2000 km, dovuti a
differenze costanti di temperatura e quindi di pressione, causate dal diverso
riscaldamento della Terra da parte del Sole.
b) i movimenti su scala media o venti secondari o perturbazioni cicloniche con dimensioni (cioè spostamenti) da 500 a 2000 km. Sono provocati dalla differenza di temperatura (pressione) tra continenti e oceani. I venti generati da questi movimenti sono i cicloni, i monsoni (v. anche disegno con i venti del monsone indiano), le brezze marine. c) i movimenti su piccola scala o venti locali, da 10 a 500 km, dipendono dall'orografia del terreno che modifica il normale moto della grande e piccola scala. Sono venti locali la bora (direzione, il mare "fuma", approfondimento) lo scirocco, il maestrale, il föhn, le brezze di terra e di mare. d) i movimenti su scala piccolissima o turbolenze atmosferiche, con movimenti inferiori ai 10 km, sono piccole variazioni locali nei movimenti a piccola scala. |
Questa distesa di acqua forma gli oceani e i mari,
costituiti da acqua salata e i fiumi e laghi, distese
più piccole di acqua dolce. Le acque salate e quelle dolci sono
l'ambiente in cui vivono sia flora (alghe) che fauna (pesci,
mammiferi, rettili) in una varietà sorprendente di specie, il che
giustifica a posteriori il fatto che la vita sia nata proprio nell'acqua dei
mari e delle lagune primordiali.
Si può raccontare (e probabilmente anche drammatizzare) la favola di
alcuni mammiferi che, usciti dall'acqua per andare a vivere sulla terra, dopo
un certo (lungo) tempo decidono che nel mare ci sono più cose da
mangiare e meno nemici e ritornano nell'ambiente marino da cui erano venuti
i loro progenitori (i loro nonni ??). Però le mani e le gambe non
servono più, nell'acqua, e piano piano diventano pinne e
coda. Il corpo diventa lungo e affusolato per muoversi meglio
nell'acqua. Tuttavia respirano sempre aria e per respirare, ogni tanto
mettono la testa fuori dall'acqua, proprio come gli uomini (o i bambini??),
anche loro mammiferi. I mammiferi marini si chiamano
balene, orche, foche, delfini. Anche alcuni
rettili, come le tartarughe, hanno fatto la stessa scelta.
Forse è meglio raccontare una storia più completa, come quella riportata nella scheda 6-2 |
Si possono insegnare ai bambini i punti cardinali, utilizzandoli poi
come "base" per altri giochi: Mara si mette ad Est, Angelo a Sud, Romina ad
Ovest, Gualtiero a Nord. Mario, che fa la parte del Sole, quale strada percorre
ogni giorno? (quale bambino non tocca mai?).
Se si vuole usare per confronto il cammino del Sole in cielo, stare molto attenti a guardare il Sole: farlo solo con occhiali molto protettivi o con vetri affumicati molto bene. Consiglierei di non indulgere molto in questa pratica, se non al tramonto. Un'alternativa potrebbe essere quella di osservare la posizione, sulle pareti, dell'ombra di un bastone tenuto in posizione fissa. Questa alternativa va bene se è possibile reperire una parete esposta a sud dalla quale entri la luce del sole e una parete esposta a nord su cui proiettare l'ombra del bastone. Se è il caso (cioè se i bimbi sono interessati) mostrare loro una bussola e il modo di trovare il nord e gli altri punti cardinali. Un approfondimento per l'insegnante si può trovare in questa pagina o in questa |
In presenza di El Niño, gli alisei rallentano nel Pacifico centrale e occidentale e questo fatto porta ad un affondamento del termocline nel Pacifico orientale e ad un sollevamento nel Pacifico occidentale. In parole povere, la massa di acqua calda si estende in una zona più ad est rispetto alla situazione normale. La pioggia segue l'acqua (cioè l'aria) calda (bassa pressione) e provoca allagamenti in Perù e siccità in Indonesia e in Australia.
Tutto questo genera e controlla eventi importanti nella circolazione
generale dell'atmosfera e nel clima connesso. Le relazioni che si
stabiliscono tra situazioni atmosferiche su grande scala si chiamano teleconnessioni (pagina locale). Un esempio di teleconnessioni tra El
Niño e la siccità o la pioggia di regioni anche lontanissime, viene mostrato nella figura
successiva
L'unica influenza della Luna sulla Terra, provata in modo certo, è
quella di tipo gravitazionale che abbiamo appena calcolato.
L'attrazione che la Luna esercita sul nostro pianeta, combinata con quella del Sole, provoca deformazioni della Terra (dette maree terrestri) e genera variazioni periodiche del livello dei mari (maree oceaniche o semplicemente maree). Lo studio delle maree è molto complesso: può essere semplificato assumendo che la Terra sia completamente coperta di acqua: sotto l'influenza della gravità lunare, l'acqua che è rivolta verso la Luna si solleva e forma un rigonfiamento perché è attratta con una forza maggiore di quanto accade nel resto del globo. L'acqua che si trova sul lato opposto viene attratta meno che il resto del globo (è più lontana dalla Luna) il quale quindi "si allontana" da essa. Si forma allora un secondo rigonfiamento, di entità minore del primo. I rigonfiamenti, cioè le maree, non seguono la rotazione terrestre, ma restano allineati con la Luna: quindi, in un dato posto, si presentano due maree al giorno, o, meglio, ogni 24 ore e 50 minuti prendendo in considerazione anche il moto della Luna attorno alla Terra. | ![]() |
In realtà bisogna considerare la posizione combinata del Sole e della
Luna rispetto alla Terra: anche se l'influenza solare sulle maree è
circa la metà di quella
lunare, non è certamente insignificante.
Quando ci si trova nelle fasi di luna nuova e
di luna piena, i tre corpi, Sole, Terra, Luna, sono praticamente allineati e
l'effetto del Sole si aggiunge a quello della Luna, generando maree
più forti (note come maree equinoziali o maree di
plenilunio). Al contrario, durante il primo e il secondo quarto, i tre
corpi sono in quadratura e le azioni mareali
combinate generano maree di minore entità (sono dette maree di
quadratura).
L'ampiezza delle maree non dipende soltanto da fenomeni astronomici,
cioè dalla posizione relativa di Sole, Terra, Luna, ma anche dalla
conformazione dei fondali marini e dalle linee di costa, dalla presenza o
meno di bacini più piccoli (insenature o baie). Infatti le coste sono
ostacoli al moto delle acque e in una baia l'altezza della marea aumenta.
In
luoghi dove si passa dal mare aperto a zone ristrette le maree sono
particolarmente alte: 14-16 metri nella Baia di Fundy (Canada) (foto
varie); 10.1 metri
nella Baia di Mont Saint Michel (Francia). Dall'altro lato, nei mari interni
l'innalzamento dell'acqua è molto piccolo (in Adriatico, vicino alla
foce del Po, è dell'ordine di 50 cm al massimo).
Il fenomeno
dell'acqua alta a Venezia si ha come sovrapposizione della marea e
dell'innalzamento dell'acqua dovuto alla spinta di venti da sud-est
(scirocco).Le terre emerse e i continenti
Anche se la vita è nata nell'acqua - nelle lagune basse e calde della
Terra primordiale, ancora in assestamento - alcuni esseri (tra cui il
precursore dell'uomo) hanno scoperto la possibilità di vita sulla
terraferma e, insieme ad esemplari del mondo vegetale, hanno iniziato a
colonizzare le terre in vicinanza dell'acqua, spingendosi, nel tempo, sempre
più lontano.
Lo sfruttamento delle terre, da parte di esseri che respirano ossigeno
atmosferico, si è esteso praticamente a tutto lo spazio disponibile
sulla Terra, anche se la "qualità della vita" nelle diverse zone del
globo è molto diversa. Infatti ci sono regioni sulla Terra dove le
condizioni ambientali producono temperature da meno di -50 ºC a
più di 50ºC, provocando, nel primo caso,
l'incapacità del corpo umano a mantenere una temperatura costante e
dell'ordine di grandezza adatto alla vita e, nel secondo caso, il
surriscaldamento del cervello e una evaporazione troppo rapida dei liquidi
corporei. In ogni caso, però, la
temperatura media terrestre si aggira
sui 14 gradi.
Se considerassimo solo situazioni astronomiche (distanza e irraggiamento del
Sole, inclinazione dell'asse di rotazione terrestre, inclinazione del piano
dell'orbita terrestre) scopriremmo che l'escursione termica sulla
Terra dovrebbe essere molto superiore ai 100 gradi centigradi visti sopra:
basta vedere la Luna, le cui temperature vanno da -180 a +110 gradi.
Chi permette di mantenere una temperatura adatta alla vita è
l'atmosfera e in particolare alcuni gas presenti in essa - come anidride
carbonica (CO2), metano (CH4), Ozono (O3).
Pur essendo presenti in quantità trascurabili nell'atmosfera, questi
gas hanno la capacità di trattenere una parte della radiazione solare
che, assorbita prima dalla Terra, viene riemessa sotto forma di radiazione
infrarossa (calore). Questa capacità di trattenere il calore (che
porta la temperatura media della Terra da 18 gradi sotto zero a 14 gradi
sopra zero) viene detta effetto serra (per un breve approfondimento da leggere
però con spirito critico. Vedere anche la scheda 7-1).
Da un punto di vista fisico, le terre emerse occupano circa 1/3 della superficie terreste e si
presentano come grandi "blocchi" di rocce in parte uniti e in parte separati
dal mare. In realtà, se si guarda sul fondo degli oceani, si scopre
che i "blocchi" proseguono per decine e centinaia di km, fino quasi a
toccare l'equivalente parte del "blocco" vicino. I blocchi sono chiamati
zolle
continentali e i continenti che si vedono sulle carte
geografiche sono solo la parte emersa delle zolle.
Nello spazio tra le zolle continentali si trova uno strato di rocce
detto crosta oceanica. La crosta oceanica ha la caratteristica di
essere più sottile (circa 5-10 km) della crosta continentale
(lo spessore della zolla continentale varia entro 20-70 km) e quindi
più facilmente accessibile alla fuoriuscita del magma (roccia fusa)
che si trova nel mantello sottostante.
A causa del forte calore presente nel mantello, il magma, quando esce
dalla crosta oceanica, possiede una pressione molto forte e "si fa largo"
spingendo via le due zolle adiacenti ed opposte rispetto al punto di uscita.
Le fuoriuscite avvengono in moltissimi punti, lungo fratture o
rift che delimitano la separazione tra
le zolle, zolle che a questo punto si muovono (animazione Powerpoint) attraverso la
superficie terrestre. Si può dire che le zolle galleggiano sul
magma, allontanandosi e avvicinandosi tra loro, nel corso di lunghissimi
periodi di tempo, dell'ordine di 250 milioni di anni. Un esempio di cosa
succede nel Mediterraneo viene mostrato in questa immagine (e anche
in questa).
Tutti i movimenti delle zolle sono descritti da una teoria geologica,
detta tettonica delle zolle, mentre l'apparenza dei continenti emersi
e i loro movimenti sono argomento della
deriva dei continenti,
teoria che spiega perché si trovano animali simili o composizioni di
rocce uguali da una parte all'altra dell'Atlantico, ad esempio.
Da circa 50 anni è possibile misurare lo spostamento reciproco delle placche continentali utilizzando una catena di radiotelescopi, usati come interferometri e situati nei diversi continenti a migliaia di chilometri uno dall'altro. Questa catena si chiama VLBI (Very Long Baseline Interferometers) e in Italia abbiamo due dei radiotelescopi (a Medicina , Bologna, e a Noto, in Sicilia) in funzione e uno - in Sardegna - in costruzione. I risultati delle misure del sistema VLBI si possono vedere in questa immagine. |
Gli argomenti connessi con la deriva dei continenti e con la tettonica delle
placche, anche se affascinanti, non si prestano molto (a mio
parere) ad essere introdotti nella scuola materna, data la loro evidente
complessità.
Malgrado questo, però, vorrei proporre un paio di esperienze (o di progetti da organizzare) relative alla Terra come un tutto e alla deriva dei continenti. Nella prima proposta si tratta di costruire con la plastilina un globo terrestre e i continenti, prima separatamente e poi inserendo questi ultimi sul globo (scheda 13). Penso che potrebbero essere necessari:
** L'insegnante farà la parte difficile, cioè il mare, lasciando ai bimbi, divisi in gruppi, la costruzione dei continenti (ovviamente molto stilizzati) e il loro posizionamento (guidato). Una variante (aggiuntiva) potrebbe essere quella di far costruire e posizionare alberi sulla terra; pesci o una balena sul mare, pinguini in Antartide ecc... (foto1, foto2, foto3) La seconda proposta è un'evoluzione della prima. Le insegnanti possono mostrare ai bimbi che alcune piccole tavolette di legno (di balsa (broken link), link acquisto ad esempio) si muovono se messe in una pentola con acqua che bolle (meglio una pentola di pirex, v. ad esempio questa esperienza) e possono dire che i continenti fanno la stessa cosa (sull'acqua? Il magma non è necessario! O magari si può usare la crema pasticcera che bolle ...). Invitano poi i bimbi a muovere i continenti sulla terra di plastilina, in modo da mostrare un grande super-continente (tipo la Pangea di Wegener). Queste esperienze dovrebbero essere utili per allenare al senso delle proporzioni (i continenti dovranno essere più piccoli della Terra), ad associare il colore al materiale (le regioni polari sono bianche perché con tanto ghiaccio), alla manualità della costruzione, all'attenzione nelle situazioni di pericolo potenziale (acqua bollente) e nel trasferimento di concetti "astratti" all'applicazione pratica (moto dei continenti). |
La struttura interna della Terra è caratterizzata da una serie di gusci sferici concentrici, di spessore variabile. La prima immagine che viene alla mente è quella della cipolla: nel caso della Terra, però, non sono presenti salti improvvisi nelle caratteristiche degli strati, tranne che a tre livelli di profondità. Ci sono, in sintesi, tre superfici di discontinuità in corrispondenza delle quali le onde sismiche cambiano improvvisamente velocità di propagazione. Questi cambiamenti di velocità rappresentano variazioni di composizione chimica o di temperatura e pressione o di stato di aggregazione della materia. | ![]() |
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CrostaMantello |
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I terremoti sono un fenomeno geologico che in ogni tempo ha terrorizzato le popolazioni che vivono in certe zone della Terra.
Un esempio di terremoto si può vedere nella foto, ripresa dal satellite Ikonos con un 1 metro di risoluzione, di Bam (Iran) distrutta al 70% da una scossa di magnitudo pari a 6.6 (scala Richter) il 26 dicembre 2003. Alcune informazioni su Bam si possono trovare al sito http://www.farsinet.com/bam/ (in inglese) o, anche, su http://www.mondimedievali.net/Asia/Iran/bam.htm (in italiano). Ho anche preparato una pagina con immagini di Bam che mi sono state mandate da una studentessa iraniana di Astronomia.
Come altro esempio di effetti dovuti al terremoto, le foto del sisma del Cile del 27 febbraio 2010 (mag. 8.8, il quinto di tutti i tempi per energia dissipata).
Origine dei terremoti
Quando un materiale rigido è sottoposto a sforzi di taglio (forze non perpendicolari,ndt) all'inizio si deforma in modo elastico e poi, quando raggiunge il suo limite di elasticità, si rompe liberando in modo istantaneo tutta l'energia che si era accumulata durante la compressione elastica. Questo è quanto succede quando la litosfera è sottoposta a sollecitazioni. Sotto l'influenza delle sollecitazioni, causate quasi sempre dal movimento delle placche tettoniche, la litosfera accumula energia. Quando, in certi posti, viene raggiunto il limite di elasticità si producono una o più fratture che si manifestano come faglie (vedere anche la faglia del Cile). L'energia liberata istantaneamente lungo le faglie causa i terremoti. A volte, l'improvviso rilascio di energia causa spostamenti laterali tra i due lati della faglia, come nella foto, dove si vedono gli alberi lungo la faglia spostati istantaneamente di 6 metri durante un forte terremoto nel 1940. Se le sollecitazioni si presentano ancora nello stesso luogo, l'energia si accumula di nuovo e la conseguente rottura avverrà lungo la faglia esistente. A causa delle forze di frizione tra le pareti della faglia, gli spostamenti lungo la faglia non avvengono in modo continuo e uniforme ma per impulsi successivi che, ogni volta, producono un sisma. In una data zona i terremoti si producono a più riprese lungo la stessa faglia perché questa costituisce una zona debole della litosfera. Bisogna notare che i terremoti si producono solo in un materiale rigido e che, di conseguenza, si hanno sempre nella litosfera e mai nella astenosfera che è plastica.
Quando si scatena un terremoto, un fronte di onde sismiche si propaga nella crosta terrestre. Si chiama fuoco (foyer) o ipocentro il luogo sul piano della faglia dove si produce effettivamente il sisma, mentre l'epicentro è il punto, sulla superficie terrestre, perpendicolare al fuoco.
Si distinguono due grandi tipi di onde emesse da un terremoto: le onde di profondità che si propagano all'interno della Terra e che includono le onde P e le onde S; e poi le onde di superficie, quelle che si propagano solo in superficie e che sono le onde di Love e di Rayleigh.
Le onde P sono onde di compressione, assimilabili alle onde sonore, che si propagano in tutti gli stati della materia. Le particelle si spostano secondo un movimento avanti-indietro lungo la direzione di propagazione delle onde. Le onde S sono onde trasversali che si propagano solo nei solidi. Le particelle oscillano lungo un piano verticale, ad angolo retto rispetto alla direzione di propagazione dell'onda. Le onde di Love o onde L sono onde trasversali, come le onde S, che però oscillano su un piano orizzontale. Queste onde imprimono al suolo movimenti vibratori laterali. Le onde di Rayleigh sono assimilabili ad un'onda marina: le particelle del suolo si spostano lungo un'ellisse creando una vera onda che modifica il suolo durante i grandi terremoti.
Un opuscolo divulgativo sui terremoti - Conoscere il terremoto -, distribuito dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), è disponibile in formato pdf.
Forse è possibile mostrare ai bambini come si forma un terremoto e cosa si deve fare per ripararsi. Ho preparato a questo proposito la Scheda 13-1 (in formato pdf e mht). È apprezzabile l'UdA preparata da Liberti e Moroder nell'a.a. 08-09.
Misura di un terremoto
Sono a disposizione due scale per misurare un terremoto: la scala Mercalli e la scala Richter. Oggi si utilizza solo la scala Richter, ma i terremoti del passato possono essere valutati solo tramite la scala Mercalli. Vedere un confronto approssimato tra le scale Mercalli e Richter.
La scala Mercalli è stata sviluppata nel 1902 e modificata nel 1931. Indica l'intesità di un terremoto su una scala da I a XII. I valori attribuiti ad un terremoto, secondo la scala Mercalli, sono determinati da due quantità: l'ampiezza dei danni causati da un sisma e la percezione che la popolazione ha del terremoto. Si tratta di una valutazione che fa riferimento ad una certa dose di soggettività. Inoltre, la percezione della popolazione e l'ampiezza dei danni variano in funzione della distanza dall'epicentro. Si ha dunque, una scala variabile geograficamente. All'epoca, però, non si possedevano le conoscenze e i mezzi per definire una scala oggettiva.
La scala di Richter nasce nel 1935. Ci fornisce quella che chiamiamo la magnitudine di un terremoto, calcolata a partire dalla quantità di energia liberata al fuoco. L'energia si misura su una scala logaritmica senza limite superiore (aperta); a tutt'oggi il terremoto più forte ha raggiunto 9,5 sulla scala Richter (in Cile, nel 1960). Questa volta si ha un valore obbiettivo: dato un terremoto, questo si qualifica con un solo numero. Oggi si usa un sistema di calcolo un po' diverso da quello originale di Richter perchè si utilizza anche la dimensione della parte di faglia lungo la quale si produce il terremoto.
Il grafico successivo mette in relazione la magnitudine dei terremoti su una scala aritmetica e l'energia liberata al fuoco su una scala logaritmica; mostra anche un confronto tra alcuni dei terremoti più conosciuti.
Localizazione di un terremoto sulla superficie del pianeta
In meno di un'ora da un terremoto si è in grado di localizzare il suo epicentro. Come si arriva ad una localizzazione tanto rapida e precisa?
Le onde P si propagano più rapidamente delle onde S ed è proprio questa proprietà che permette di localizzare un sisma. Le onde sismiche sono registrate in molte zone del globo tramite strumenti detti sismografi. In modo approssimativo si può dire che sono apparecchi in grado di "sentire" le vibrazioni della roccia; queste vibrazioni sono trasmesse ad un ago che le "scrive" su un cilindro che ruota a velocità costante. Si ottiene quindi una registrazione di questo tipo.
Fissata la posizione del sismografo (cioè fissato il luogo di osservazione), dato che le onde P arrivano prima si avrà sulla registrazione sismografica uno spostamento tra l'inizio delle registrazioni dei due tipi di onde. Nel disegno sopra, ad esempio, si misura un ritardo di 6 minuti delle onde S rispetto alle onde P.
Le velocità di propagazione dei due tipi di onde nella crosta terrestre sono conosciute e si possiedono le cosidette curve campione, come quelle che seguono.
Questo grafico ci dice, ad esempio, che per coprire una distanza di 2000 chilometri, l'onda P impiega 4,5 minuti e l'onda S impiega 7,5 minuti per percorrere la stessa distanza: c'è una differenza di 3 minuti. Per un certo terremoto, si tratta di trovare, sul grafico, a quale distanza corrisponde la differenza misurata sulla registrazione. Si ottiene allora la distanza tra il sisma e il luogo di registrazione. Nel nostro esempio, la distanza che corrisponde ad una differenza di 6 minuti è 5000 km. Questo valore non ci fornisce, però, la posizione del sisma sulla superficie terrestre. Per conoscere la posizione abbiamo bisogno di almeno tre registrazioni.
Nell'esempio riportato nella figura in alto consideriamo le registrazioni di un sisma in tre punti: Halifax, Vancouver e Miami. Le registrazioni indicano che il terremoto è situato in un raggio di 560 km da Halifax, un raggio di di 3900 km da Vancouver e un raggio di 2500 km da Miami. Il terremoto - cioè il suo epicentro - viene allora posizionato all'intersezione dei tre cerchi precedenti. Nella pratica comune si utilizzano, per avere maggiore precisione, più di tre punti.
Il maremoto (tsunami): catastrofe conseguente un terremoto.
Il maremoto (che nel Pacifico si chiama tsunami, dal nome giapponese
che significa "onda di porto")
è un fenomeno particolarmente distruttivo, conseguente e successivo ad
un terremoto. In qualche modo può essere definito "sornione"
perché si può verificare molte ore dopo il terremoto. Lo
schema successivo mostra la natura di un maremoto.
(A) Un terremoto che avviene nella crosta oceanica, nel momento in cui
una parte della crosta si solleva o si abbassa rispetto alla posizione
precedente, provoca un
movimento oscillatorio dell'acqua (onde). Queste onde sono appena
percettibili in acque profonde (meno di un metro di altezza), ma si
ingrossano in acque poco profonde fino a raggiungere un'altezza di 30 metri. La
velocità di propagazione di queste onde va da 500 a 800 km/ora e il
loro periodo è compreso tra 15 e 60 minuti. Così un maremoto
che deriva da un sisma avvenuto a 1000 km dalla costa si infrangerà
sulla stessa costa circa 2 ore più tardi. È facile immaginare
l'effetto distruttivo di queste onde sulle coste abitate.
(B) All'avvicinarsi del maremoto, si produce prima un arretramento del
mare (ed è questo che attira i curiosi). (C) Successivamente
arriva la prima onda. (D) Questa può essere seguita da un
secondo arretramento e poi da un'altra onda.
Un esempio di maremoto che segue un'eruzione vulcanica, causato dallo
scivolamento di materiale in mare - seguito da una frana sottomarina -
si è
presentato a
Stromboli (Isole Eolie) nel 2002 con onde
alte fino a 11 metri. Nel marzo 2007 si è avuta una nuova colata di lava
(senza tsunami).
Un caso assolutamente notevole di maremoto causato da frana
conseguente ad un terremoto è stato quello del 7 luglio 1958 in
Alaska, (immagine a piccola scala,
immagine a grande scala)
con un'onda alta più di 500 metri (1720 piedi = 524 m)! In
quell'occasione non ci furono vittime e, come in tutti i casi di maremoto da
frana, la dissipazione di energia è stata elevata, limitando così l'area
interessata.
I maremoti da frana, in alcuni casi eccezionali per quantità di
materia franata, potrebbero dare origine ai cosiddetti mega-tsunami
che avrebbero la capacità di percorrere anche distanze trans-oceaniche
mantenendo alte energie nell'onda, ma la questione è
dibattuta fortemente dagli addetti ai lavori (v. ad esempio
1 (anim),
2,
3)
e non ci sono evidenze
geologiche che supportino questa ipotesi.
Maremoto del 26 dicembre 2004.
Alcune immagini mostrano gli
effetti del maremoto nel sud-est asiatico, dovuto ad un terremoto di
magnitudo circa 9. Per confronto viene anche mostrato un modello di
maremoto nel Mediterraneo, calcolato in occasione del forte terremoto di
Algeri del giugno 2003.
Il terremoto del 1960 in
Cile ha prodotto una serie di onde di maremoto che hanno attraversato
l'Oceano Pacifico. Questa registrazione mostra misure del livello dell'acqua
fatte dal ponte del fiume Wailuku (Hilo, Hawaii) durante le prime ore dello
tsunami. Da http://pubs.usgs.gov/circ/c1187/
(copia locale)
Phuket
Nicobare (Malacca)
Aceh
Aceh
India-prima e dopo
Aceh
Filmato tsunami
(.mov) 26.12.04animazione Euro-Med
da:questo sito
Altezza onde
Fotomontaggio
Animazione eventi
sismici (25.12-12.1)maremoto Salomone
1
aprile 2007
Terremoto e tsunami del
26 dicembre 2004 a Sumatra La successione degli eventi nel punto di contatto tra le placche viene descritta dal disegno di fianco, dove si osserva la subduzione della placca indiana (a sinistra) che si muove sotto la placca di Burma. Quest'ultima, per qualche motivo, risultava bloccata nel suo movimento verso sinistra e il moto della placca provocava un "arricciamento" degli strati e un accumulo di energia potenziale. Quando è venuto meno il motivo del blocco la placca di Burma ha ripreso il suo moto e gli strati si sono distesi in brevissimo tempo, provocando il terremoto (in realtà molti terremoti) e il sollevamento della colonna d'acqua sovrastante, cioè l'onda anomala o di tsunami. |
![]() |
Terremoto e tsunami
dell'11 marzo 2011 in Giappone
|
![]() |
I principali centri di allerta per gli tsunami sono: |
http://www.geophys.washington.edu/tsunami/general/physics/physics.html Le onde del mare, quelle normali generate dal vento, ad esempio nell'Oceano Pacifico, hanno un periodo di circa 10 secondi e lunghezza d'onda di circa 150 metri. Tanto per capirsi: l'onda "normale" del Pacifico si frange sulla spiaggia una volta ogni 10 secondi e la distanza tra due onde (cioè due creste) è circa 150 metri. Nel caso dello tsunami si hanno onde con lunghezza d'onda che supera i 100 km e periodo di circa 1 ora. La velocità di queste onde, chiamiamola Vtsunami, è uguale alla radice quadrata del prodotto tra l'accelerazione di gravità (g=9,8 m/s2) e la profondità dell'oceano in cui viaggia (h, in metri). In formula ![]()
Ora, la profondità media del Pacifico è 4000 m e quindi la
velocità dell'onda è ![]() Quando l'onda raggiunge acque meno profonde, la sua velocità diminuisce mentre la sua energia (che dipende sia dalla velocità che dall'altezza dell'onda) diminuisce molto poco. Infatti, il ritmo con cui lo tsunami perde energia è inversamente proporzionale alla lunghezza d'onda e quindi, con lunghezza d'onda di 100 km, può attraversare un oceano senza quasi perdere energia. Succede allora che la diminuzione della velocità provochi un aumento dell'altezza che può raggiungere il valore massimo (osservato) di 30 m! Bisogna notare che l'energia, nel caso dell'onda di tsunami, è distribuita su tutta la profondità del mare; nell'onda normale invece è concentrata nella parte superficiale dell'acqua ed è più facile dissiparla. Una simulazione (.mov) di maremoto causato dal terremoto del Cile (1960). Notare la distanza percorsa dalla perturbazione ondosa. Un esempio (gif animato 8MB) di tsunami nel Mediterraneo, causato dal terremoto di Algeri del 21.5.03 (mag 6.8, più di 3000 morti). Notare le piccole altezze delle onde dovute alla bassa profondità di questo mare. L'immagine è tratta dal sito del Centro Sismologico Euro-Mediterraneo (vedere questa pagina). I maremoti nel Mediterraneo vengono modellati ed analizzati in un lavoro di ricerca del gennaio 2008 , troppo complesso per essere discusso in questa sede. Forse, però, vale la pena di osservare quale è la distribuzione più probabile e l'altezza delle onde dei maremoti possibili nel Mediterraneo. |
I terremoti e la tettonica delle placche.
I terremoti non hanno una distribuzione casuale sulla superficie
del pianeta, ma sono ripartiti secondo uno schema chiaramente definito.
Questa ripartizione
ordinata appoggia la teoria della tettonica delle placche, in
particolare per quanto concerne l'esistenza delle zone di subduzione. Si
osservano i terremoti soprattutto al confine tra le placche litosferiche.
Si distinguono, poi, tre classi di terremoti in funzione della
profondità a cui si producono: i sismi superficiali che si
hanno a bassa profondità, diciamo nelle prime decine di chilometri, e
si trovano tanto lungo le frontiere divergenti, cioè lungo le dorsali
medio-oceaniche, quanto lungo le frontiere convergenti in vicinanza delle
fosse oceaniche; i sismi intermedi che si producono tra qualche
decina e qualche centinaio di chilometri di profondità e che si
concentrano soltanto in vicinanza dei limiti convergenti; i sismi
profondi che si producono a profondità che possono raggiungere i
700 km, diciamo, in pratica, alla base dell'astenosfera, e che si trovano
soltanto vicino ai limiti convergenti.
Alla convergenza delle placche le tre classi di terremoti si
distribuiscono secondo un disegno definito. Prendiamo come esempio la zona
di convergenza Isole Curili-Giappone nel Pacifico nord-orientale.
Si vede qui che le tre classi di terremoti si ripartiscono secondo bande
parallele alle fosse oceaniche: da est ad ovest, vediamo sismi superficiali,
intermedi e profondi. Per comprendere meglio questa distribuzione, facciamo
una sezione (tratto B-A nell'immagine sopra) all'altezza delle isole Curili.
Questa sezione mostra che la placca del Pacifico, a destra, penetra sotto la
placca euroasiatica, a sinistra, provocando il vulcanismo che forma l'arco
insulare delle Curili. Il piano di penetrazione si chiama piano di Benioff.
Nei punti in cui le placche litosferiche entrano in
collisione e si incurvano, le fratture nella litosfera producono sismi di
bassa profondità. La penetrazione di una placca rigida
nell'astenosfera plastica non avviene senza rotture e fratture in questa
placca, il che produce terremoti intermedi e profondi. Dato che i terremoti
possono avvenire solo all'interno di materiale rigido che si rompe, si ha
qui una bella dimostrazione che c'è una chiara penetrazione della
placca litosferica rigida nell'astenosfera; in caso contrario non si
avrebbero terremoti intermedi e profondi. È questa la ragione per cui
i terremoti intermedi e profondi si trovano alle frontiere convergenti.
La distribuzione degli ipocentri (fuochi) delle tre classi di sismi in
questa placca che
si "infossa" chiarisce la distribuzione degli epicentri in superficie.
Ecco una illustrazione di quanto è stato detto: questa carta mostra la
storia dei sismi a El Salvador (America Centrale). È stata presa dal
sito http://neic.usgs.gov/
che fornisce molte informazioni su tutti terremoti della Terra.
La carta mostra la distribuzione dei terremoti in funzione della loro
profondità
Si possono identificare le placche tettoniche - tre, delimitate dalle righe
gialle.
La carta successiva, estratta dallo stesso sito, presenta la storia dei sismi
nel sud del Perù. La regione di Arechipa, a circa 750 km a
sud-est di Lima, la capitale, ha conosciuto, il 23 giugno 2001, un terremoto
che si classifica tra i più forti (magnitudine 8,1 sulla scala
Richter). La sua posizione è indicata dalla stella.
Nella carta, come nella precedente, si vede la linea di placca, sempre in
giallo.
Alla divergenza delle placche, lo spessore della litosfera oceanica
supera raramente i 10-15 km per cui si possono avere solo terremoti
superficiali. I moti che hanno luogo sotto la litosfera (moti convettivi)
avvengono in una astenosfera plastica e di conseguenza non si possono
generare rotture.
Anche se la grande maggioranza dei terremoti si situa alla frontiera delle
placche, esiste un'attivita sismica cosiddetta "intraplacca", ben
nota ma non sempre ben spiegata.
Pagina tratta dal sito
http://www.ggl.ulaval.ca/personnel/bourque/intro.pt/planete_terre.html
e tradotta in italiano.
Parlando di vulcani e di vulcanismo,
intendo tralasciare la classificazione
tradizionale, basata sulle modalità di eruzione (hawaiana, stromboliana,
vulcaniana, ecc...)- delle quali purtroppo ancora si parla in ambienti che
le sentono lontane e di difficile comprensione - per descrivere una
classificazione strettamente legata al dinamismo delle placche e alle
trasformazioni della litosfera.
Una classificazione così fatta ha il pregio
della semplicità e del tenere nel giusto conto la globalità del sistema
Terra in cui il vulcanismo deve essere inquadrato. Ha anche il pregio di non
essere un'elencazione quasi incomprensibile e quindi difficile da ricordare,
ma una sequenza logica di eventi, dei quali si può dar conto anche senza
essere specialisti della materia.
Come i terremoti, anche i vulcani non si distribuiscono in modo casuale sulla superficie della Terra. Molti si trovano alle frontiere delle placche (si ha in questo caso il vulcanismo di dorsale e di zona di subduzione), e altri si trovano all'interno delle placche (vulcanismo intra-placca, ad esempio quello dei punti caldi).
Il vulcanismo di dorsale. - Sappiamo, per averlo osservato direttamente nelle esplorazioni sottomarine, che ci sono vulcani sottomarini lungo tutte le dorsali, in particolare nel rift centrale dove si forma nuova litosfera oceanica. La composizione della lava di questi vulcani indica che ci si trova vicino alla zona in cui avviene la fusione parziale del mantello. Se non ci fossero tensioni in questa zona delle dorsali, non si avrebbero quelle fratture che permettono al magma prodotto dalla fusione di penetrare nella litosfera e formare i vulcani. Questo tipo di vulcanismo ci è noto dalle esplorazioni sottomarine ma anche per via di un caso particolare, quello dell'Islanda, nettamente posizionata sulla dorsale Nord-Atlantica e formata esclusivamente da vulcani. In questo caso il vulcanismo della dorsale è riuscito a sollevarsi al di sopra del livello del mare e a formare un'isola vulcanica che è un laboratorio naturale per lo studio del vulcanismo della frontiera divergente. Alcune ipotesi recenti propongono inoltre che ci sia un punto caldo sotto l'Islanda e quindi si tratterebbe anche di vulcanismo dei punti caldi.
Il vulcanismo della zona di subduzione. - Il vulcanismo legato al movimento di una placca sotto un'altra (subduzione) genera anelli di vulcani. La famosa Cintura di fuoco attorno al Pacifico è la manifestazione di questo vulcanismo di convergenza ma, a seconda che si tratti di collisione tra due placche oceaniche o tra una placca oceanica e una continentale, la natura del vulcanismo è diversa. Nel caso di convergenza tra due placche oceaniche, ci sarà formazione di un anello di vulcani che si elevano al di sopra della superficie marina e costituiscono un arco insulare. Ad esempio tutta la parte della Cintura di fuoco che si trova nel Pacifico Settentrionale e Occidentale è associata a questo tipo di collisione. Nel caso della convergenza tra una placca oceanica e una placca continentale, i vulcani si trovano sul bordo della placca continentale e formano un arco continentale. Un esempio rappresentativo di questa situazione è la catena Cascades Range, nell'occidente del continente nord-americano.
Questo disegno mostra le relazioni tra le tre placche litosferiche del Pacifico, di Juan de Fuca e Nord-americana. Nella zona di subduzione, la placca di Juan de Fuca preme sulla placca nord-americana, dando così origine ai vulcani di Cascades Range. Questa catena vulcanica fa parte della regione orientale della Cintura di fuoco e si estende dal Mount Garibaldi, a nord di Vancouver (Canada), fino a Lassen Peak, nel nord della California. In questa catena vulcanica si trovano, tra gli altri, il vulcano attivo Mount St. Helen, il Mount Rainer, la cima più alta della catena, e il magnifico Crater Lake (2), un lago che occupa il cratere del vulcano Mazama che è stato letteralmente vuotato da una straordinaria eruzione avvenuta solo 7000 anni fa.
Va sottolineato che la composizione delle lave dei vulcani dei due tipi di convergenza è caratteristica di ognuno degli ambienti.
Il vulcanismo del punto caldo. - Il vulcanismo del punto caldo è un vulcanismo "intraplacca" che si trova principalmente, ma non esclusivamente, sulle placche oceaniche. Gli anelli vulcanici dei punti caldi appoggiano la teoria dell'espansione dei fondi oceanici: per ragioni non ancora chiarite, in alcune regioni del mantello si forma una concentrazione locale di calore che produce una fusione parziale del materiale. È quello che si chiama punto caldo (hot-spot; mantle plume; pennacchio caldo).
Il materiale fuso che si trova sopra il punto caldo è meno denso del materiale circostante; per questo sale verso la superficie, fora la litosfera e forma un vulcano. Questi "vulcani di punto caldo" sono molto numerosi all'interno delle placche litosferiche, soprattutto sulle placche oceaniche. Il fondo oceanico del Pacifico costituisce un buon esempio nel quale si hanno molti vulcani, sottomarini per la maggior parte, ma di cui un buon numero emerge dalla superficie oceanica per formare arcipelaghi come le Caroline, le Marshall o le isole Hawaii. I punti caldi sono stazionari (cioè restano nello stessa posizione) e possono essere attivi per molti milioni di anni, fino a 100 Ma (milioni di anni).
I due schemi che seguono illustrano la formazione di una dorsale di "vulcani di punto caldo".
Se una placca litosferica si sposta lateralmente al di sopra di un punto caldo che funziona sporadicamente, si costruisce una dorsale di vulcani. I vulcani più vecchi si trovano all'estremità più lontana dal punto caldo, mentre i più giovani si trovano più vicino al punto caldo. Esempi di questa situazione sono, ad esempio, le Hawaii fino alle fosse delle Aleutine - Curili (Dorsale Hawaii-Imperatore) nel Pacifico settentrionale.
Questa corona di vulcani è un buon esempio del segno lasciato sul fondo oceanico dallo spostamento di una placca al di sopra di un punto caldo. Si è trovato che i vulcani delle Hawaii - all'estremità sud dell'anello - sono, tutto sommato, recenti: hanno un'età inferiore a 1 Ma. L'età dei vulcani lungo la dorsale è sempre maggiore, man mano che ci si allontana dalle Hawaii. Il fondo oceanico all'altezza della fossa delle Aleutine mostra un'età di 80 Ma, il che è come dire che sono occorsi 80 Ma per formare l'intera dorsale. Quest'ultima si è formata per lo spostamento della placca del Pacifico al di sopra di un punto caldo situato nelle isole Hawaii.
Il tracciato e l'età della dorsale Hawaii-Imperatore forniscono informazioni su due punti: 1) la direzione dello spostamento si è bruscamente modificata durante lo spostamento della placca, circa 40 Milioni di anni fa; nel periodo -80 ÷ -40 Ma la placca si è spostata secondo il verso e la direzione indicati dalla freccia rossa in figura, generando la catena dell'Imperatore mentre negli ultimi 40 Ma lo spostamento è avvenuto secondo il verso della freccia azzurra, dando origine alla catena delle Hawaii; 2) conoscendo la distanza tra due vulcani di età nota si può calcolare la velocità media di spostamento della placca tra questi due punti: così, ad esempio, si trova una velocità media di 6,7 cm/anno tra le Hawaii e il punto di cambiamento di direzione (una distanza di circa 2700 km). Ovviamente non sappiamo cosa possa essere successo prima di 80 Ma perché il fondo oceanico della placca del Pacifico è stato inghiottito dall'astenosfera a causa del moto di subduzione diretto sotto la placca euro-asiatica.
Schede scheda 6-2 Scheda 11 Scheda 12 Scheda 13 Scheda 13-1
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